Recht, links – Le distanze della memoria


Luca Toschi


Oggi la Giornata della Memoria. Ognuno di noi responsabile in prima persona.


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
giornatamemoria

Recht, links – Le distanze della memoria


di Luca Toschi


Recht, links. Destra, sinistra, ovvero i sommersi e i salvati. Erano quelle due semplici parole, a volte nemmeno pronunciate ma solo accennate con un gesto della mano, a decidere. A destra la vita, a sinistra la morte.

Era questo il destino di coloro che entravano ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio nazisti. Eventi lontani ma non così tanto, erano vivi i nostri padri. Comunque lontani. Eventi che devono essere ricordati perché altrimenti, si dice, la storia potrebbe ripetersi.

Il fatto purtroppo è che la storia continua a ripetersi. Noi ricordiamo tutto e continuiamo a ripetere tutto. Recht, links. Cittadino, extracomunitario. Credente, infedele. Bianco, nero. Arrogandoci il diritto, se appena ne abbiamo l’opportunità, di decidere per la vita o per la morte degli altri. Con una parola, con un cenno della mano, con un tratto di inchiostro. Vi sono tanti e differenti modi per dare la vita, e altrettanti per dare la morte.

Una parola, un cenno della mano, un tratto di inchiostro. Assunto piuttosto che licenziato, residente piuttosto che clandestino, accolto piuttosto che respinto, ascoltato piuttosto che ignorato, allineato piuttosto che dissidente. Perché la vita e la morte non riguardano solamente il nostro corpo, ma anche e forse in misura ancora maggiore la nostra identità sociale, la nostra coscienza, i nostri sentimenti. Per questo motivo dobbiamo fare molta attenzione prima di considerarci, noi, giusti tra i giusti. Per il semplice fatto che noi ricordiamo.
La memoria di ciò che è stato è assolutamente necessaria, indispensabile, vitale. Per i vivi e per i morti perché entrambi, i vivi e i morti, sono indissolubilmente legati da un unico filo. Ma allo stesso tempo la memoria non può e non deve diventare uno strumento adoperato per occultare la coscienza di ciò che siamo, in questo momento, in ogni momento, nel tentativo di allontanare da noi gli spettri che nascono dalle nostre decisioni, dalle nostre azioni e dalle nostre omissioni. Spettri in costante attesa oltre il sottile velo degli inganni e degli autoinganni che siamo così bravi a tessere.
Non è nostra la colpa, i cattivi sono gli altri. Sono sempre gli altri. Ancora meglio se lontani nello spazio e nel tempo. Gli altri sono i mostri, noi no. Noi siamo sempre costretti dalle circostanze, spinti dagli eventi, noi obbediamo a degli ordini oppure, se quegli ordini siamo noi a darli, lo facciamo sempre perché sono sicuramente i più giusti e necessari. Certo, qualche sofferenza la possono causare, ma alla fine si tratta
pur sempre e solo di “danni collaterali” inevitabili. Necessari anzi per il raggiungimento di un fine superiore.
Ecco, forse allora il più grande dono che la memoria ci può offrire è quello non solo di ricordare ciò che è stato – ripeto, giusto e necessario – ma anche e allo stesso tempo di non dimenticare ciò che noi abbiamo fatto, e continuiamo a fare. Ogni giorno. Quello che ognuno di noi, ogni singolo individuo non importa membro di quale società e per quale scopo o con quale giustificazione, ha fatto e continua a fare. O a non fare. A dire, o a non dire. Ognuno di noi, responsabile in prima persona di quel “recht” o di quel “links”, di quella parola, di quel cenno della mano, di quel tratto di inchiostro capace, una volta tracciato, di trasformarsi in sangue.

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+