Fermeremo il DDL Gelmini. Per l’università pubblica


Unione degli Universitari – Sindacato Studentesco


Il duo Gelmini-Tremonti ha in mente un’idea di università eccellente per pochi ricchi, e scadente e poco accessibile per tutti gli altri.


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Fermeremo il DDL Gelmini. Per l'università pubblica
Sono passati due anni da quando gli studenti riempivano le piazze di tutta Italia per protestare contro i tagli della L. 133 e la trasformazione delle università in fondazioni private. Un movimento estremamente partecipato, che portava con sé tutta la rabbia degli studenti e di una generazione che è essere la prima a non avere prospettiva di futuro.
Oggi la situazione è cambiata.  Affianco agli universitari ci sono i ricercatori, gli studenti medi, attori, registi, cantautori, tutti uniti per una battaglia che, come l’Onda, ha un fine preciso: salvare l’Università pubblica.
Salvarla dagli attacchi del Governo, che con la riforma Gelmini vuole distruggerne il carattere pubblico e accessibile, distruggere il diritto allo studio e le prospettive di migliaia di giovani ricercatori.
A chi ci dice che difendiamo i baroni, che ne siamo strumentalizzati, a chi ci dice che difendiamo lo status quo dell’Università e veniamo fomentati dai partiti della sinistra rispondiamo che in questi giorni di baroni in piazza non ne abbiamo visti, non li abbiamo visti sui tetti come non li abbiamo visti per le strade. I baroni li abbiamo visti, invece, riunirsi tra loro condividere l’appoggio al Governo per approvare in fretta la riforma Gelmini, li abbiamo visti alzare le rette universitarie allineandosi già ora con quelle che saranno le conseguenze immediate della riforma, li vediamo ogni giorno trattarci come stupidi idealisti nelle riunioni degli organi collegiali quando denunciamo le cose che non vanno e proponiamo soluzioni.
Le cause dei malfunzionamenti dell’università italiana ci sono e li denunciamo da anni, a cominciare proprio dallo strapotere dei baroni che calpestano tutti i giorni i diritti degli studenti e utilizzano l’università come luogo di potere e prestudio. E noi questo lo abbiamo sempre denunciato. E’ stata la pessima gestione dell’autonomia universitaria da parte del baronato accademico a generare i gravi squilibri che tutti conosciamo e a cui hanno pensato di porre rimedio con l’aumento delle tasse.
Ma la più grave responsabilità di questa situazione è il gravissimo sottofinanziamento del sistema, che da anni subisce un continuo taglio dei fondi fino a rendere anche le spese più essenziali impossibili. L’offerta formativa è al collasso per il blocco del turn-over e  i servizi cominciano ad essere ridotti.
diritto allo studio che è un diritto sociale garantito dalla Costituzione viene violato costantemente. Si perpetua da anni lo scandalo degli studenti “idonei non beneficiari”, la carenza cronica di alloggi pubblici e servizi, il caro e il nero sugli affitti universitari. Questa situazione con la crisi si aggrava ancora di più colpendo ed “espellendo” intere fasce di popolazione universitaria economicamente svantaggiate.
E’ quindi partendo da questa analisi che emerge con tutta chiarezza la demagogia della Gelmini sulla sua riforma e il disegno culturale e sociale che la sostiene. La distruzione dell’autonomia universitaria serve a porre gli atenei sotto il controllo del Ministero e della politica violando la Costituzione che dice che le università sono autonome. La consegna  degli organi di governo degli atenei  in mano a Rettori, baroni e privati sono il segnale che il Governo vuole distruggere il ruolo e la funzione sociale dell’università come strumento di progresso sociale, democratico ed economico del paese. La trasformazione del diritto allo studio in prestiti d’onore ci fa capire che l’idea di welfare del Governo è privatistica e non solidale.
Il duo Gelmini-Tremonti ha in mente un’idea di università eccellente per pochi ricchi, e scadente e poco accessibile per tutti gli altri. Questa idea non è altro che lo specchio della loro idea di società: ingiusta, privatistica ed elitaria dove i più forti hanno tutte le possibilità, mentre i più deboli sono costretti a subire le scelte imposte.  Sicuramente oggi il sistema universitario cos’ì com’è non funziona ed ha gravi ed evidenti problemi. Ma non è possibile accettare l’idea che la risoluzione di tali problemi passi per la distruzione del sistema pubblico e del diritto allo studio.
In questi mesi si sono mobilitatati studenti, ricercatori, personale tecnico amministrativo e docenti. In tutte le città e sedi universitarie ci sono state e ci saranno assemblee, occupazioni, blitz ai luoghi simbolo della cultura del nostro paese. Il 30 novembre nonostante ci fosse una mobilitazione imponente di 400.000 studenti la Camera ha approvato il DDL Gelmini, a cui manca ora solo il passaggio finale in Senato. Noi non ci scoraggiamo, anzi. Siamo convinti che fermare il ddl sia possibile oltre che necessario per il bene dell’università. Nei prossimi giorni porteremo avanti lotte e mobilitazioni insieme ai ricercatori e tutti coloro che vogliono difendere il sapere pubblico e gli spazi di democrazia in Italia. Fermare il DDL è possibile!
Fonte: www.articolo21.info
2 Dicembre 2010
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